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Aghes

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"Aghes" si presenta come un trittico, composto da due poemetti in friulano e con una prosa in italiano intercalata.

Le immagini fotografiche in bianco e nero di Roberto Cerretelli, sono di forte impatto visivo, accompagnano la parola scritta, al limitare tra le sezioni del testo.

 

I due poemetti narrativi che raccontano storie di acqua, fonte di vita per il nostro territorio ma anche sorgente di morte: le acque infatti talvolta reclamano il loro tributo e si riprendono in parte ciò che danno. L'esempio si vede in "Corot par Domenica Marcuça", nei cui versi si ha l'impressione di esser trascinati dal vortice del destino insieme a una ragazzina che annegò guadando il Tagliamento a soli 14 anni, nel 1852. Tornava dalla sagra di Osoppo, ci dice l'autore. Di quell'evento non si ha altra memoria se non una lapide nascosta su una stradicciola fra Cornino e Peonis: il poeta coglie in quelle parole e nella pietà di chi le incise lo spunto per un moderno requiem in versi, idealmente rivolto a ogni Domenica che una sorte codarda ha inghiottito coi loro sogni, trascinati via dai flutti senza lasciar traccia nella Storia: impossibile non cogliere il richiamo a "Morte per acqua", decisiva sezione de "La terra desolata" di Thomas Stearns Eliot.

 

Il secondo poemetto, "Pal Puntiç", vede Valentinis a confronto con "i suoi fiumi". Segna il suo avventurarsi nel labirinto ancora incontaminato che si districa fra il Tagliamento, l'Arzino, il Pontaiba e il Cosa. Su quest'ultimo torrente, a Molevana, il ponte che dà il titolo alla raccolta oltrepassa una forra che dovrebbe sapere di abisso, e invece apre, per citare l'autore, "all'indugio e al presagio". Luoghi in cui rifuggere da uno sviluppo rapace che divora la memoria, e dove trovare una pace autentica, che regali profondità di senso e limpidezza di sguardo.

 

Profondità e limpidezza. Le stesse caratteristiche della prosa di Valentinis che possiamo apprezzare ne "Il promontorio di Cornino", prezioso testo che unisce i due poemetti e ne descrive al contempo la ragione e l'urgenza. Quella di riappropriarsi dei luoghi che "per lunghi anni ci restano ignoti, anche se da sempre costeggiati, intravisti, promessi"; quella di rispondere al loro richiamo selvaggio ed insolito; quella di farne memoria, non confinandoli nell'oblìo. Non servono per questo vane litanie: in Valentinis mai nessuna parola va sprecata e nel nostro mondo che ci sommerge invano di detti e contraddetti, la sua poesia in qualche modo è un'isola in mezzo ad "Aghes" non certo tranquille.

 

(Tratto da un commento di Walter Tomada)

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